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La mandorla è un alimento che, ormai da diversi anni, amo consigliare ai miei pazienti, anche se in sovrappeso o obesi; ha un alto contenuto proteico e contiene, in buona quantità vitamine del gruppo B, la vitamina E, la vitamina C, grassi insaturi, fosforo, potassio, rame, magnesio, ferro e calcio. Contiene, ancora,  l'emulsina enzima che favorisce la digestione dei cereali e dei cibi ricchi di amidi.

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20/09/2011
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Nutrizione - Alimentazione

Per soddisfare i suoi bisogni alimentari, l' uomo deve produrre alimenti ed averli dispo­nibili per il consumo.

Queste relazioni tra uomo produttore e uomo consumatore dipendo­no da vari fattori tra i quali i più importanti sono: il clima, la terra e il lavoro.

Queste relazioni, d'altra parte, si stabiliscono in modo molto differente secondo il tipo di società in cui vive la comunità umana; o, an­cora meglio, secondo il modo in cui i vari tipi di società utilizzano la natura per disporre de­gli alimenti di cui l'uomo ha bisogno.

Diverse centinaia sono le specie animali e vegetali che entrano nei vari regimi alimentari, tuttavia poche di queste specie contribuiscono in modo veramente rilevante a soddisfare i bisogni nutritivi della maggior parte dell'umanità; quattro o cinque tipi di graminacee (riso, fru­mento, mais, sorgo e miglio), qualche feculen­to (manioca, banane, taro, igname e patate), po­che specie animali da allevamento, tra le quali primeggiano i bovini, i suini e il pollame.

Alcuni di questi alimenti trovano la loro area di elezione in ampie regioni geografiche. Esempi ben conosciuti di questo regionalismo alimentare sono: il frumento per l'Europa e per i Paesi del bacino del Mediterraneo; il riso per l'Estremo Oriente; il mais per l'America centrale e la manioca per l'Africa intertropi­cale.

Vi sono quindi gruppi di popolazione che:

- per il fatto di vivere in particolari con­dizioni ambientali;

-per avere subito lo sconvolgimento di forme originarie di equilibri tra produzione e consumo;

- per essere ad un livello di sviluppo eco­nomico che non permette sufficienti disponibi­lità per effettuare efficaci interventi nella pro­duzione;

- per avere subito un secolare sfruttamen­to delle loro ricchezze, posseggono tipologie alimentari che pongono queste popolazioni in una posizione profondamente sfavorevole per quanto riguarda la soddisfazione dei loro biso­gni nutrizionali.

All'opposto, vi sono altri gruppi di popolazione che:

- per avere raggiunto alti livelli tecnologici sulla base delle risorse economiche che hanno potuto dedicare all'agricoltura;

- per il fatto di poter fruire di una adeguata organizzazione di conservazione, trasformazione e distribuzione degli alimenti;

- per non essere più, per tale motivo, strettamente dipendenti dall'ambiente nella produzione e nella disponibilità degli alimenti, posseggono tipologie alimentari configurate in die­te che superano largamente i bisogni nutrizio­nali e che solamente possono essere considera­te coerenti con la realtà dei consumi, se si am­mette (come si verifica) un vergognoso ma sa­lutare spreco di buona parte delle disponibilità.

Nel primo caso si tratta delle popolazioni che appartengono ai cosiddetti Paesi emergenti, nel secondo caso delle popolazioni che apparten­gono ai Paesi sviluppati.

La terra ha ormai superato i 6000 miliardi di abitanti, distribuiti in oltre 120 Paesi che coprono complessivamente una superficie di circa 128 milioni di kmq.

Solamente da pochi anni si hanno, attraverso l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Ali­mentazione e l'Agricoltura (FAO), informazioni sufficientemente indicative riguardanti la situa­zione agricola-alimentare e le disponibilità ali­mentari ditali Paesi.

Il 50% delle superfici coltivate è dedicato alla cerealicoltura.

Si tratta generalmente di una cerealicoltura che si avvale di notevoli mezzi meccanici e di tecniche agricole avanzate (in Europa occidentale è disponibile 1 trattore ogni 2-3 agricoltori; in quella orientale ed in URSS un trattore ogni 20 agricoltori).

Dal punto di vista alimentare, tutta l'Europa si caratterizza per gli alti consumi di cereali tra i quali primeggia il frumento.

Vi sono tuttavia Paesi, come la Polonia, la Germania Democrati­ca, la Finlandia, l'Ungheria e l'URSS in cui al consumo di frumento si accompagnano alti con­sumi di segale, cereale che trova in questi Paesi un ambiente assai favorevole per la resistenza .

Accanto ai cereali, una posizione importante nell'alimentazione europea è occupata dalle pa­tate e dagli ortaggi.

Notevoli sono i consumi di prodotti di origine animale: i consumi di carne oscillano tra i 50 e i 70 kg annui, quelli di pesce tra 8 e 20 kg, quelli di uova intorno ai 10 kg, quello di latte a valori oltre i 130 kg nell'Europa occidentale, orientale e URSS.

La quota energetica totale è superiore alle 3000 kcal giornaliere in quasi tutti i Paesi europei, ed essa supera in tal modo i bisogni medi della popolazione del 15-20%.

E' da rilevare inoltre che in quasi in tutti i Paesi europei una buona metà delle proteine è di origine animale.

Rilevante è, in molti Paesi dell'Europa occi­dentale e orientale, il consumo di grassi visibi­li (15-20 kg annui).

Tali consumi, aggiunti alle quantità di grassi presenti nei vari alimenti della dieta giornaliera determinano un apporto totale di lipidi che è molto alto e che in molti Paesi supera il 40% delle calorie totali.

Pochi Paesi si sono salvati da questo tipo di tendenza alimentare che espone vasti gruppi della popola­zione ai rischi di un'alimentazione eccessiva: obesità ed in ultima analisi malattie degenerative del miocardio.

Dal punto di vista alimentare si configurano in Africa due tipologie: una basata sui cereali, l'altra sui feculenti (manioca, banane, taro e igname).

Tra i cereali la priorità viene data al frumento in Africa settentrionale, a cui si aggiunge in alcune zone l'orzo, ed il mais in Africa meridiona­le.

Abbastanza diffuso, anche se talvolta alquanto consistente, è il consumo di legumi secchi e di semi oleosi (arachide e sesamo).

Il consumo dei grassi visibili è molto basso in quasi tutti i Paesi africani, sebbene la mag­gior parte di quelli dell'Africa orientale, centra­le e occidentale siano i maggiori fornitori euro­pei di olio di palma, copra e olio di arachide da cui si produrranno oli e margarine.

La razione energetica è molto bassa in quasi tutti i Paesi africani (inferiore a 2300 kcal) ed essa non solamente non arriva a soddisfare i bisogni medi della popolazione ma è molto al di sotto ditali bisogni (83-90%).

Dal punto di vista alimentare si configurano in Asia due tipologie alimentari principali: una a base di frumento per l'Asia occidentale e per la parte settentrionale dell'Asia nord-orientale (Cina del Nord, Mongolia); una a base di riso per la parte meridionale dell'Asia nord-orientale e per l'Asia sud-orientale. Una terza tipologia, limitata alla Nuova Guinea è quella a base di feculenti (igname).

Il consumo totale di cereali è molto consistente superando in quasi tutti i Paesi i 140 kg annui e fornendo in tal modo oltre il 60% del­l'apporto energetico totale.

Abbastanza basso è il consumo di carne soprattutto nella parte sud-orientale dove a mala pena esso raggiunge i 4 kg annui.

La razione proteica è molto scarsa nella regione sud-orientale, sia sul piano quantitativo (47,7 g di cui 7,5 di origine animale) che sul piano della quota energetica apportata dalle proteine (9%).

Conformemente agli scarsi consumi di grassi visibili, appare scarsa la quota lipidica totale della razione, soprattutto nella parte sud-orientale.